Regione Piemonte

Testimonianze d'arte

Ultima modifica 27 novembre 2017

Il Castello 

La più antica costruzione da cui, con certezza, ebbe origine l'attuale impianto del Castello, fu realizzata a partire dall'anno 1290. Costruita ad opera del libero Comune di Asti, essa consisteva in una struttura fortificata dotata di una solida cinta muraria (la stessa esistente oggi, almeno nel tracciato).
E' possibile che l'origine del castello sia ancora più remota, in quanto già a metà del XII secolo sulla collina del Paese, sorgeva una fortezza denominata 'Castrum Alferii'. Tuttavia questo ultimo edificio cadde in stato di abbandono nel periodo compreso tra il 1189 ed il 1290, e non è quindi sicura una sua qualsiasi relazione con la fortezza poi costruita.
Gli interventi che permisero di passare dalla primitiva struttura medievale alla configurazione attuale del Castello, sono dovuti alla Famiglia Amico.
Il primo di questi interventi, realizzato nel XVII secolo, si risolse probabilmente con il semplice restauro e con l'ampliamento della fortificazione esistente. Una mappa dell'epoca indica come la casaforte realizzata nel '600 dai Conti Amico fosse un edificio semplice, composto da un blocco abitativo a tre piani fuori terra, con facciata principale a sud-est, e da una lunga manica a forma di 'C' che racchiudeva al suo interno un piccolo cortile
Soltanto nei primi anni del '700 venne fatta la trasformazione destinata a mutare completamente la struttura architettonica del castello, trasformandolo da semplice edificio militare ad elegante residenza barocca. La conversione funzionale della costruzione seicentesca fu merito del genio e della fantasia di Benedetto Alfieri, zio del più famoso Vittorio. 
Verso ovest, addossato alla manica del vecchio edificio, egli realizzò un nuovo blocco abitativo, che raccordò con quello già esistente mediante un avancorpo contenente due nicchie sovrapposte, dal quale si dipartivano due serie simmetriche di portici ad archi ribassati; esse sostengono una terrazza al livello del primo piano, a cui si accede esternamente da una singolare scala ad esse sul lato ovest del castello. In sostituzione della vecchia facciata venne a definirsi quella attuale, molto più articolata della precedente, nonché esteticamente più efficace: al centro vi è una grande imponente nicchia alta come l'intero edificio, che ricorda il Palazzo Mazzetti ad Asti ed il Palazzo Ghilini ad Alessandria, entrambi realizzati dall'Alfieri.
Il Salone Verde, così denominato per il colore predominante sia nel suo arredo, sia nelle sue decorazioni, sia nel suo pavimento, è senza dubbio l'ambiente più prestigioso realizzato da Benedetto Alfieri in occasione del suo intervento sul Castello. Con la sua grazia e la sua eleganza, esso sostituì nella funzione di Salone delle feste, l'austero ed imponente Salone Rosso, antico locale di rappresentanza della casaforte. Il pavimento fu realizzato in piastrelle di ceramica di Vietri dipinte a mano.
Il Salone Verde ospita occasionalmente mostre, rassegne e concerti da camera mentre il Salone Rosso è la sede del Consiglio Comunale.
Anticamente Castell'Alfero aveva due chiese parrocchiali, entrambe fuori dall'abitato, intitolate l'una a San Pietro di Cassano e l'altra a San Pietro di Lissano; esse dipendevano dalla Cattedrale di Asti nel 1345, come risulta nel Registro delle chiese della Diocesi di Asti stilato per volontà del Vescovo Arnaldo de Rosette. La prima aveva un reddito di 15 lire astesi, mentre la seconda di 12.


La chiesa Parrocchiale di Santa Maria dell'Assunta


Dalla relazione della prima visita pastorale fatta dal vescovo di Asti monsignor Domenico Della Rovere nel 1570 si rileva che il Vescovo col suo seguito fu accompagnato alla Chiesa di Santa Maria dell'Assunta, situata entro il paese nel recinto del castello dove avevano luogo le funzioni parrocchiali, non solo perchè le due Parrocchiali erano distanti dal concentrico e quindi scomode, ma anche perchè esse si trovavano in pessime condizioni; una aveva l'altare semidistrutto e l'altra minacciava rovina. Il Vescovo ordinò che fossero riparate, magari servendosi del materiale del vecchio campanile della Chiesa di S. Pietro di Cassano che era stato demolito perchè pericolante; stabilì inoltre che fossero sequestrati i frutti dei due benefici finchè non fossero state ultimate le restaurazioni, alle spese delle quali doveva anche concorrere la comunità.
Nel 1578 le due parrocchie vengono raggruppate nel Vicariato foraneo di Castagnole Monferrato dopo il sinodo di quell'anno.
Nella visita pastorale di monsignor Angelo Peruzio, delegato apostolico, del 1585 le due Chiese furono trovate sempre nelle stesse tristi condizioni; in esse non si celebrava più ed erano tenute chiuse. 
La visita del vescovo di Asti monsignor Francesco Panigarola nel 1588 trovò la situazione immutata e visto il pessimo stato della Chiesa di S. Pietro di Lissano stabilì che, ove non fosse stato possibile restaurarla venisse demolita, sostituendola con una Cappella sotto lo stesso titolo. 
Nella visita pastorale del 1619 il vescovo di Asti monsignor Isidoro Pentorio trova ancora le due chiese ancora in cattivo stato. Il parroco di S. Pietro di Lissano era don Bernardo Forno.
Nel 1627 monsignor Ottavio Broglia riscontra che mentre la Chiesa di S. Pietro di Cassano era stata nel frattempo riattata, l'altra era tuttora cadente e rovinosa; il Vescovo ripetè l'ordine di demolirla, sostituendola con una Cappella, ciò che venne fatto qualche anno dopo.
Dopo istanza dell'arciprete don Giovanni Tommaso De Rolandis il 13 marzo del 1706 le due Parrocchie furono riunite in una sola sotto il titolo di San Pietro di Cassano e di Lissano, e la Chiesa di S.Maria Assunta ne era la sede; la nuova parrocchia aveva 950 fedeli.
Dalla data dell'unificazione delle Parrocchie la Chiesa di Santa Maria Assunta diventa la effettiva edunica Parrocchia del capoluogo; le due vecchie Chiese di S. Pietro di Cassano e di S. Pietro di Lissano sono d'ora in poi citate solo come Cappelle campestri nelle quali si celebrava saltuariamente per i defunti e dopo il 1730 non sono più nominate, segno evidente che erano andate distrutte.
La Chiesa di S.Maria dell'Assunta era in realtà da molti anni l'unica regolarmente usata per le funzioni; la costruzione era a tre navate e in essa erano conservate le reliquie di S.Bartolomeo apostolo, di S. Stefano e di S.Crispino. Vi esisteva un grande sepolcro per deporvi i cadaveri, perchè nonostante il divieto del Vescovo si continuavano a tumulare nel Cimitero le sole ossa quando venivano sgombrate dal sepolcro; annesso alla Chiesa s'innalzava il campanile con tre campane.
Nella visita pastorale del 1710 di monsignor Innocenzo Milliavacca la Chiesa di S.Maria Assunta era stata riscontrata un po' vecchia, oscura ed umida e doveva perciò essere riattata ; fu constatato però che era ben fornita di ricchi paramenti.
Verso il 1730 questa Chiesa fu ampliata e migliorata dietro l'altare maggiore per ottenere maggiore luce ed aerazione, ma la popolazione manifestava il desiderio di avere una nuova Chiesa.
Nel 1746 viene edificato il campanile della chiesa.
Nel 1766 essa fu riedifieata dalle fondamenta, in stile barocco, pare su disegno dell'architetto Benedetto Alfieri, con le sole oblazioni dei parrocchiani.
Nel 1804 la chiesa fu ancora migliorata e poi riconsacrata dal vescovo di Asti monsignor Pietro Giuseppe Arborio Gattinara da Vercelli
Nel 1817 con la bolla 'Beati Petri' il papa Pio VII assegna alla diocesi di Asti 106 parrocchie suddivise in 25 vicariati; Castell'Alfero è inserita nel vicariato di Corsione. 
Nella sua visita del 1836 monsignor Amatore Lobetti trovò la Parrocchia di eccellente struttura ed in ottime condizioni; questa visita pastorale era la prima che un Vescovo intraprendeva dopo molti anni; le visite si erano dovute sospendere a causa prima delle guerre e poi per il propagarsi del colera, che aveva infierito nel 1832 sia nella città di Torino che nella sua provincia.